Il mercato si complica, i clienti crescono: dentro il lavoro di squadra di CPC Inox e A.D. Tubi Inossidabili
- 23 Settembre 2026
Il mercato dell’acciaio inossidabile affronta nel 2026 una fase di difficoltà diffusa. La sovraccapacità produttiva globale, secondo le stime della Commissione europea, supera i 620 milioni di tonnellate e potrebbe arrivare a 721 milioni entro il 2027, più di cinque volte il consumo annuo dell’Unione europea. Dal 2025 gli Stati Uniti hanno portato al 50% i dazi su acciaio e alluminio, deviando verso l’Europa flussi di importazione che, in alcune categorie come barre e tondini di acciaio inossidabile, nel 2025 sono cresciuti di oltre il 1000% rispetto all’anno precedente, con prezzi crollati dell’88%[1]. A questo si somma una domanda industriale debole, che ha spinto alcuni grandi produttori europei a ridurre la capacità produttiva, in un quadro reso ancora più instabile dalle tensioni geopolitiche che condizionano le rotte di approvvigionamento delle materie prime.
Per rispondere a questo scenario, dal 1° gennaio il CBAM è entrato nella sua fase definitiva, con un costo aggiuntivo sulle importazioni da paesi extra UE legato alle emissioni di carbonio. Dal 1° luglio, con il nuovo regolamento europeo 2026/1384, la quota di importazione esente da dazi si è ridotta a 18,3 milioni di tonnellate l’anno[2], il 47% in meno rispetto al 2024, mentre il dazio sulle eccedenze è salito al 50%. A questo si aggiungono nuovi obblighi di tracciabilità sull’origine del materiale.
In uno scenario così complesso, CPC Inox e A.D. Tubi Inossidabili hanno chiuso i mesi scorsi con un dato che vale la pena raccontare: dall’inizio dell’anno +16% clienti per A.D. Tubi Inossidabili e +11% per CPC Inox. Ne abbiamo parlato con Alberto Schiavo, Chief Commercial Officer di Cardinali Holding, e Federica Orsenigo, Marketing e Development Manager, con il contributo di Riccardo Dalmiglio, Data Analyst, che con i suoi dati ha supportato molte delle scelte raccontate in questa intervista.
In un mercato che tra dazi, CBAM e tensioni commerciali sta diventando sempre più complicato, come avete letto questi numeri di crescita?
Alberto Schiavo: Non li abbiamo letti come un punto di arrivo, ma come la conferma che il metodo funziona. Quando il contesto si complica, i clienti cercano interlocutori affidabili più che fornitori generici. Le normative di cui parliamo cambiano le carte in tavola per tutti, noi compresi, ma chi ha una struttura organizzata per rispondere in fretta e con precisione a un capitolato tecnico ha un vantaggio concreto in un mercato dove l’incertezza scoraggia gli acquisti impulsivi.
Cosa significa in pratica questa crescita per un’azienda cliente?
Federica Orsenigo: Significa tempi di risposta più rapidi, disponibilità di materiale anche quando il mercato è teso e un referente che conosce il settore specifico in cui opera il cliente. Copriamo oltre 23 settori merceologici diversi, dal nucleare al trattamento delle acque, dal data center all’energia solare, e ognuno ha esigenze tecniche differenti. Non si tratta di vendere di più, ma di continuare a proporre la soluzione giusta anche quando le variabili da gestire, come costi doganali o disponibilità di materiale, sono aumentate.
Che ruolo hanno avuto i dati e l’analisi in questo percorso?
Alberto Schiavo: Un ruolo centrale. Il lavoro di Riccardo sui dati commerciali ci ha permesso di capire in anticipo dove il mercato si stava muovendo, quali settori stavano cercando nuovi fornitori a causa delle difficoltà di approvvigionamento e dove la nostra offerta tecnica poteva rispondere meglio. Le decisioni commerciali che prendiamo oggi partono da numeri verificati, non da sensazioni.
CPC Inox e A.D. Tubi Inossidabili operano nello stesso mercato dell’acciaio inossidabile, con anche prodotti in comune: che vantaggio ha per il cliente avere due aziende complementari nello stesso gruppo?
Federica Orsenigo: È un vantaggio concreto, non solo organizzativo. CPC Inox opera su semilavorati, distribuzione e lavorazioni personalizzate, con rapidità, puntualità, qualità e sostenibilità come riferimenti operativi. In alcuni casi è anche fornitore di materia prima per A.D. Tubi Inossidabili, che la trasforma in tubo saldato con una vocazione più tecnica: i suoi riferimenti restano Quality, Expertise, Flexibility, Sustainability. Per il cliente finale questo significa una filiera più corta e più controllata, con due aziende del gruppo che lavorano in sequenza sulla stessa materia prima invece di rivolgersi a due fornitori distinti.
Il marketing di gruppo è una funzione relativamente giovane in azienda: che differenza fa per il business e per chi vi contatta?
Federica Orsenigo: Fa la differenza su due fronti. Da un lato c’è la comunicazione: un’azienda che cerca un fornitore deve poter trovare informazioni chiare su cosa facciamo, quali settori serviamo e con quali tempi lavoriamo, senza doverlo scoprire con una telefonata. Dall’altro c’è un lavoro meno visibile ma altrettanto concreto sul CRM, che ci permette di tenere traccia delle richieste dei singoli clienti, delle loro esigenze specifiche e dello storico degli ordini, per offrire un servizio più puntuale invece di ripartire ogni volta da zero. Per il commerciale significa arrivare a una trattativa con un interlocutore già informato, per il cliente significa un servizio più continuo e meno dispersivo.
Cosa direste a un’azienda che oggi sta valutando un nuovo fornitore in un mercato così instabile?
Alberto Schiavo: Che la stabilità normativa non tornerà a breve, quindi conviene scegliere un fornitore che il cambiamento lo abbia già messo in conto. In un mercato che rallenta e si frammenta, noi scegliamo di accelerare: più dati per leggere in anticipo dove si sposta la domanda, più integrazione tra le aziende del gruppo lungo la stessa filiera, più competenza tecnica e commerciale a disposizione di chi cerca una soluzione concreta, non una promessa.
[1] I dati sulla sovraccapacità globale (oltre 620 milioni di tonnellate, stima di 721 milioni entro il 2027) e sulla crescita delle importazioni UE di barre e tondini di acciaio inossidabile (+1000% con prezzi in calo dell’88%) sono ripresi da un report della Commissione europea, citato da Startmag e ItaliaOggi.
[2] Il dato sulla riduzione della quota di importazione a 18,3 milioni di tonnellate (-47% sul 2024) e sull’aumento del dazio al 50% deriva dal regolamento (UE) 2026/1384, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 24 giugno 2026 e applicato dal 1° luglio 2026, in sostituzione del regime di salvaguardia (regolamento di esecuzione (UE) 2019/159) scaduto il 30 giugno 2026.