Un minuto con… Matteo Cappelletti
- 1 Luglio 2026
Dietro ogni processo sicuro, conforme e sostenibile c’è un lavoro costante di analisi, prevenzione e miglioramento continuo. In questa puntata di Un minuto con… incontriamo Matteo Cappelletti, QHSE Manager di A.D. Tubi Inossidabili. Con lui parliamo di sicurezza, compliance e di come trasformare norme e procedure in strumenti concreti a supporto delle persone e del business.
Nome e ruolo
Matteo Cappelletti, QHSE Manager.
Da quanto tempo lavori in A.D. Tubi Inossidabili e come è iniziato il tuo percorso?
Lavoro in A.D. Tubi dal febbraio 2013. Il mio primo incarico, che ancora oggi rappresenta una parte importante delle mie attività, è stato costruire il sistema di gestione integrato per salute, sicurezza e ambiente secondo gli standard BS OHSAS 18001 e ISO 14001, con l’obiettivo di ottenere le prime certificazioni aziendali, raggiunte nel 2014. Negli anni successivi mi sono occupato anche di qualità, arrivando a gestire il Quality Department fino al 2023. Il mio inserimento aveva l’obiettivo di supportare l’azienda nel rispetto degli adempimenti legislativi in materia di sicurezza e ambiente, soprattutto secondo il D.lgs. 81/08 e al D.lgs. 152/06, contribuendo a costruire una cultura della conformità sempre più solida e strutturata.
Cosa significa, concretamente, gestire la compliance in azienda?
Significa assicurarsi che l’azienda rispetti tutte le regole che governano la sua attività: dalle normative nazionali agli standard di settore, fino alle procedure interne e agli standard internazionali come le certificazioni ISO 9001, ISO 45001 e ISO 14001. In altre parole, significa creare le condizioni affinché l’organizzazione possa operare in modo sicuro, responsabile e sostenibile nel tempo.
Qual è la parte del lavoro che richiede più esperienza e attenzione?
La parte più complessa è la valutazione del rischio reale e la gestione delle cosiddette “zone grigie”. Verificare una procedura o controllare una documentazione è un’attività tecnica; capire invece dove l’azienda può essere realmente vulnerabile e trovare il giusto equilibrio tra conformità normativa ed esigenze operative richiede esperienza, capacità di analisi e una profonda conoscenza del contesto aziendale.
Quando si può dire che un sistema di gestione integrato è gestito “a regola d’arte”?
Quando smette di essere un insieme di documenti creati per superare un audit e diventa uno strumento che supporta concretamente il lavoro quotidiano. Un sistema efficace integra qualità (ISO 9001), ambiente (ISO 14001), salute e sicurezza (ISO 45001) all’interno dei processi aziendali realmente integrati, evitando duplicazioni e semplificando le attività. In questo modo diventa un vero motore di miglioramento continuo e non un semplice adempimento burocratico.
Quali sono i dettagli che fanno davvero la differenza nel tuo lavoro?
La capacità di progettare processi e procedure mettendosi nei panni di chi dovrà applicarli ogni giorno. Se un sistema facilita il lavoro delle persone, allora funziona davvero. È il concetto di empatia organizzativa. Dal punto di vista della salute e sicurezza, è fondamentale anche utilizzare indicatori che permettano di prevenire i problemi prima che si manifestino, come il monitoraggio della formazione, delle azioni correttive o delle segnalazioni di near miss. Sono dettagli poco visibili, ma estremamente preziosi per migliorare continuamente il sistema.
Qual è la competenza più importante che hai sviluppato negli anni?
La competenza più importante che ho acquisito e che sto ancora sviluppando è la capacità di promuovere una cultura della sicurezza basata sull’ascolto, sull’influenza positiva e sull’empatia. Conoscere le norme è indispensabile, ma non basta. Nel tempo ho imparato che la sicurezza non può essere percepita come un obbligo imposto dall’alto: deve diventare un valore condiviso. L’obiettivo non è soltanto avere le carte in regola, ma costruire un ambiente in cui le persone si prendano cura di sé e degli altri anche quando non c’è nessuno a controllare.
Quanto conta l’esperienza rispetto alla formazione tecnica nel tuo lavoro?
Entrambe sono fondamentali, ma l’esperienza ha un peso molto importante. se dovessimo fare una proporzione basata sulla realtà, l’esperienza conta per il 70%, mentre la formazione tecnica copre il restante 30%. La formazione – la nomina come RSPP, la laurea con un percorso di studi in igiene industriale, i vari corsi di aggiornamento – fornisce le basi normative e tecniche indispensabili per svolgere il ruolo, mentre l’esperienza insegna come applicare quei principi nella realtà quotidiana di un’azienda manifatturiera. Significa trovare soluzioni concrete, sostenibili e graduali, tenendo conto delle esigenze produttive, dei tempi e delle risorse disponibili.
Cosa diresti a una persona che sta pensando di lavorare nel tuo campo?
Non sarai mai il protagonista del romanzo! Quando fai un lavoro eccezionale in ambito HSE o compliance i risultati migliori coincidono con l’assenza di problemi: nessun infortunio, nessuna sanzione, nessuna emergenza. È un mestiere che lavora dietro le quinte, ma che ha un impatto enorme sulla vita delle persone e sulla solidità dell’azienda. Che è un lavoro che richiede passione, equilibrio e molta determinazione ma che dà anche grandi soddisfazioni: se tutti i dipendenti alla sera tornano a casa sani e salvi dalle loro famiglie, una parte del merito è anche tua. Bisogna essere pronti a mediare continuamente tra esigenze operative e requisiti normativi, mantenendo sempre una visione costruttiva e orientata alle soluzioni.
Di cosa sei più orgoglioso nel tuo lavoro?
Di aver contribuito a diffondere una maggiore consapevolezza sul valore della sicurezza e della compliance. Oggi è sempre più chiaro che sicurezza, etica e rispetto delle regole non rappresentano un costo o un ostacolo al business, ma una condizione essenziale per garantire una crescita sostenibile e duratura nel tempo. Questo cambiamento culturale è probabilmente il risultato di cui vado più orgoglioso.